logo mohole
close

I bambini uccello del tempio di Pashupatinath

Il tempio di Pashupatinath è attraversato dal fiume Bagmati, il sacro e putrido affluente del Gange. Sulle sue sponde, scampoli di erba secca e itterica attendono il monsone. Ammassi di rifiuti sono sparsi dappertutto e intorno vi razzolano stormi di strani bambini. Non ho mai visto bambini come questi. Le ossa vuote, senza midollo, sbattono l’una sull’altra nei luridi cenci che le coprono. I nasi duri, privi di carne, sporgono innaturali come becchi dai visi emaciati. Guardano con curiosità i miei tatuaggi e io vorrei tanto avvicinarli, quindi mi piego su un ginocchio e sorrido.   Yam mi interrompe bruscamente, agitando le lunghe braccia da spaventapasseri. No, no, dice e mi fa cenno di alzarmi: indica il mio zaino e dice “thieves” e poi i capelli, “lice, full of lice”. I bambini-uccello sono “dalit”, intoccabili e vivono qui. Quando c’è una cremazione, ed è un evento piuttosto frequente, si raccolgono tutti intorno al cadavere, pigolando festosi. Una volta che il corpo è completamente bruciato e le ceneri gettate nel fiume, i bambini si tuffano nell’acqua malata per estrarre i denti d’oro dai frammenti di mandibola. Dopo la cerimonia la famiglia del defunto si riunisce vicino al ghat e prepara le offerte rituali, riempiendo di cibo alcune spesse foglie di alocasia. I bambini-uccello allora aspettano pazienti il loro turno. Mangeranno soltanto dopo i corvi e i cani, perché non sono stupidi e sanno perfettamente qual è il loro posto nell’ordine delle cose del mondo. Li osservo mentre becchettano il riso dei morti, galleggiando pieni di gioia sull’acqua lercia e oscena. Resterei qui per ore ma Luca mi prende un gomito e mi chiede Per favore, andiamo via.

- Francesca Delcarro -

Altri testi da: Scrittura Creativa


. torna al blog