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Il giorno che Nicola è andato via

Il giorno che Nicola è andato via non ha scambiato una parola con nessuno. Ha raccolto le sue cose, le ha caricate alla rinfusa in uno zainetto, ha consegnato le chiavi, insieme allo smartphone e al laptop, e se ne è andato. Nessuno di noi gli ha chiesto niente. Nessuno se l’è sentita di violare la patina lucida degli occhi. Nessuno ha pronunciato una di quelle frasi tipo Vedrai, passerà, è solo un momento oppure Allora ci vediamo e non ti scordare degli amici. Stamattina, invece, è passato salutarci e si è fermato a fare due chiacchiere. Sono venuto a firmare qualche carta, ha detto, e ho pensato di venire a vedere come ve la cavate senza di me. Uno gli ha stretto la mano. Un altro gli ha dato una pacca sulla schiena. Un altro gli ha chiesto Ma fuori, come si sta fuori. Il sorriso di Nicola si è smorzato. Insomma, non è che siano tutte rose e fiori, ha detto, specie se si hanno quarantacinque anni. Il tutor dell’agenzia dice che sono troppo qualificato, troppo senior, ha detto Nicola. Dice che se sapessi sfilettare un branzino o farcire un cannolo un altro posto lo troverei anche domani. Dice che però non vuole vedere musi lunghi, che bisogna sorridere. Ottimismo, ottimismo, ripete sempre il tutor, che chi è ottimista è già a metà dell’opera. Una bella fortuna avere il tutor, ha mormorato qualcuno. Già, proprio una bella fortuna, gli ha fatto eco Nicola. Prima di andare via Nicola è venuto da me. Gli ho chiesto Come stai Nicola, come ti senti lontano da qua. Un sorriso bonario è affiorato sulle labbra. E dire che ci saremmo dovuti divertire così tanto, ha risposto.

- Giovanni Marilli -

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