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La campanula bianca

Nel quartiere Lambrate la mattina è un piacevole susseguirsi di anziani che si fiondano nel loro shopping sfrenato. Il mercato apre alle prime luci e i marciapiedi vengono invasi da un susseguirsi di carrelli, buste di plastica e tela colmi dei più genuini prodotti naturali: banane, verdure e ortaggi assortiti. La tranquillità viene tediata soltanto dalle voci dei venditori ambulanti che cercano acquirenti; da ognuno si comprano cose più buone di quelle dell’altro. Agata si sveglia triste, oggi. Il pendolo in cucina non ha battuto le sette e nemmeno le otto. Si è alzata tardi, troppo. Sono già le nove passate. Sa benissimo che scendendo a quell’ora le possibilità di trovare i carciofi che le servono per la cena sono bassissime. I carciofi vanno sempre a ruba il giovedì. Nel residence dove vive, il Monneret, infestato dalle cimici del Lambro, si veste in fretta e furia, mangiando latte caldo e biscotti, sciacqua la dentiera e indossa il cappotto. Esce. È triste e lungo la strada pensa già a cosa potrà comprare per la cena, obbligata gioco forza a cambiare la sua routine. Cammina a passo svelto, cioè al passo di un’arzilla ottantenne, e si imbatte in uno stormo di giovani studenti, palesemente scrittori, che le vengono incontro. È confusa nell’attraversare quella calca caotica, ma poi è un attimo. Un gesto e tutto cambia. Un ragazzo le offre un fiore appena raccolto, lei attende un attimo prima di accettare, poi si lascia convincere. È una campanula bianca. Il ragazzo sorride e scompare coi suoi amici, Agata annusa il fiore e sorride perdendosi nei ricordi. Sono passati più di dieci anni da quando Tonino le aveva regalato dei fiori. Il povero Tonino, pace all’anima sua. Agata diventa improvvisamente di buon umore e giunge al mercato. Si muove dritta verso la bancarella di Giacomo, il “carciofaro”. Il bancone è vuoto, lei tiene ancora in mano il fiore. Giacomo la vede arrivare: — Signora Agata, abbiamo fatto tardi oggi. — Sì, Giacomo. Non ha suonato il pendolo. Immagino niente carciofi, ormai… — Signora mia, lei oggi è fortunata. Da sotto il bancone tira fuori uno splendido esemplare di carciofo verde. — Non l’ho vista arrivare, ma le ho comunque messo il più bello da parte.

- Marcello Pavone -

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