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La gelona

Il cielo singhiozza rigurgiti bianchi, cadenzati a sprazzi come getto di coriandoli, o a manciate, come il riso che si getta alla sposa in abito candido, come i fiocchi cadenti. Un candore che deposita a terra e diventa molle, pesante e burroso, tagliato e graffiato da lame bollenti con chirurgica precisione. Sferzate veloci solcano in profondità, stridono e incidono il ghiaccio sottostante. Lo skibus procede sballottando giunture e passeggeri. Fabio, il libro in mano, non riesce a leggere. Le lettere schizzano via, si moltiplicano e tremano, forse per il freddo che c’è fuori. Mette la testa fra le mani, strizza le palpebre fino a schiacciare le pupille. La fronte gli fa male e la bocca dello stomaco si stringe per impedire la risalita del pranzo. Respira con la pancia, come gli diceva suo padre “Fabietto respira con la pancia e ti passa tutto subito”. Respira piano, gonfia la pancia, poi i polmoni, espira e svuotali dal basso verso l’alto. Il pallore giallo sul viso scompare in un ritrovato benessere roseo. La luce rossa del semaforo. Fuori la neve continua a cadere a intervalli. L’autista si sporge e guarda indietro. Fa sempre così quando sta per arrivare eh? Uh? La neve dico. È i giorni che vien giù piano, o per niente. Poi viene giù di meno fino a che, basta. Per un paio di giorni non nevica più. Si, però poi… Eh sì, e manca poco. Lo skibus arranca sulla spirale d’asfalto ghiacciato che circonda la collinetta. Il vecchio ponte arancio ruggine taglia in due l’altura come un colpo d’ascia su un cranio molle. Sulla sommità torreggia, nel suo giallo stanco, un castelletto del boom economico. Sui muri perle lasciate da qualche poeta di Calignate. Tra i soliti “Juve Merda” e “serie A o violenza sarà” si nascondono veri e propri gioielli come “Io e te, tre metri sopra il clero” e “Ai peccatori ci pensa Dio ma alle donne ci penso io” oltre al quasi Dantesco “Tu sei la cosa più bella che abbia mai esistito”.

- Umberto Maria Garipoli -

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