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La preghiera

Il cielo si fece plumbeo allo scoccare dell’ora. Il ticchettio della lancetta scandiva i movimenti della bambina che, la forbice stretta in mano, percorreva la linea sottile delle sopracciglia. Il cielo piangeva acqua fredda nell’erba del giardino ingiallita, il suolo sprigionava il caldo di fine giugno. Giglio avanzò nel corridoio fino al bagno, i passi svelti sulla moquette grigia. Appoggiò la forbice sul lavabo; con le unghie tamburellava la ceramica bianca. Chiusi gli occhi, la bambina prese un grande respiro e si finse in apnea fin quando osservò il proprio riflesso tingersi in rosso. Prese il pettine dai denti fini e portò in avanti i capelli biondi. Li tenne fermi con le dita incerte e, impugnata la forbice, prese a tagliare. Ciuffi chiari ricaddero nel lavandino. Giglio socchiudeva gli occhi a ogni movimento della forbice. Si sciacquò il viso con l’acqua e se lo strofinò con un asciugamano. Una frangia scompigliata le ornava il volto chiaro, un piccolo neo sotto l’occhio destro. La pioggia si scagliava feroce contro il selciato che contornava la casa, così Giglio decise di aprire la finestra e rimanere in ascolto. Sul davanzale, oltre una linea sottile che separava il mondo esterno dal bagno, la fissava un insetto verde eretto sulle zampe posteriori. I piccoli artigli anteriori, cosparsi di spine, erano congiunti e ripiegati davanti alla testa, come in preghiera. Nel vedere l’insetto, Giglio colse il significato del nome “mantide religiosa”.

- Beatrice Squinzani -

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