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La tempesta

Il pelo candido della bestia le si contorceva sotto le dita. In ginocchio, l’erba fitta a farle da cuscino, Echo ammirava i colori del cielo rifrangersi sulla pelliccia di Ombra. Le mani dedite a passare la spazzola tra il manto bianco, il fiato caldo della lupa dormiente a solleticarle il collo. La luna ormai pronta a coricarsi, i Sealgair ad alzarsi. Ombra l’aveva guidata sulle sponde di un fiume che, esondato per una tempesta, aveva abbattuto intere mura di case incontrate nel suo tragitto tumultuoso. Dall’alto di una collina Echo aveva osservato l’acqua creare il caos. Il pianto dei bambini, le urla delle madri, i lamenti dei padri e del vento sferzante, le zampe di Ombra, grandi come foglie di fico. L’odore piacevole del terriccio umido, mescolato all’odore di pulito che si avverte dopo un forte temporale. Echo era rimasta immobile nell’aria gelida della notte, il rumore viscido delle zampe dell’enorme compagna. Nessun altro suono; l’acqua aveva portato con sé tutte quelle vite. Vapori graveolenti si sprigionarono dalla carcassa di un cerbiatto quando Ombra ne squarciò il petto con i denti. Attese che la lupa si godesse il premio per quel lungo viaggio deludente e tornasse al suo cospetto, poi le rimontò in sella. Il ricordo di quanto accaduto bruciava ancora. La tempesta aveva svolto il grato compito che avrebbe dovuto toccarle; non un essere umano era stato risparmiato dalla ferocia del fiume. Non un essere umano sarebbe diventato un Sealgair quella notte.  

- Alessia Carbone -

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