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Scrivere una storia di 1500 battute che mi convinca a diventare vegano.

“Buongiorno Nonna, da oggi non mangio più carne, uova, latte e formaggio”. “E che è successo?”. “Sono vegana”. “Che sei?” “Vegana. Si dice così”. “E perché sei vegana ‘a nonna?” “Perché la carne che mangiamo non ci fa bene. Negli allevamenti danno agli animali medicine e altre brutte cose. E loro crescono modificati, la loro carne è cattiva per il nostro organismo. E poi gli animali crescono anche infelici, perché li trattano male e loro soffrono tanto. Nonna, tu mi dici sempre che essere infelici non porta mai niente di bello. Quindi sono vegana”. “Ma tutte queste storie dove le hai prese?”. “Non le ho prese da nessuna parte, nonna. Le so e basta. E poi, mi hai detto che in guerra si mangiavano i legumi e i cereali e di merenda il pane con acqua e zucchero, che a me piace tantissimo”. “Sì, chiccuzza, ma erano tempi diversi quando ero in guerra ed è meglio che ne parliamo dopo la scuola”. “No, nonna. Non dobbiamo riparlarne. Io sono vegana. Stavolta non mi puoi dire che sono troppo piccola per decidere. Non c’è niente da decidere. Sono vegana”. “Va bene, tanto per oggi ho fatto le lenticchie, le vuoi con gli spaghetti rotti?”. “Grazie nonna!”. Piccola pausa e poi: “Ma perché non sei vegana anche tu, nonna? Non ti interessa niente che la carne che mangiamo è brutta? E non vuoi bene agli animali?” “‘A nonna, siamo io e te. Se tu da oggi sei vegana, lo sono anche io; che faccio cucino due cose diverse? Vale la pena? Dai, vestiti che dobbiamo andare a scuola”. “Sei la migliore nonna”.

- Martina Costantino -

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