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Trecento cinesi

Appena atterrato a New York, decido di salutare con più calore del solito la capo cabina dell'Alitalia. Per l'intera durata del volo si è trattenuta, ma nell'imminenza delle operazioni di sbarco, quando l'Airbus 330 è ancora acceso, mi chiede l'autografo. Non ho mai firmato un autografo, lei sfila i guanti, mi porge carta e penna, mi chiamo Rosa, mormora. Le scrivo qualcosa, lei sorride, ripone il biglietto in una borsa stipata nella cappelliera, infila di nuovo i guanti, mi sorride ancora. È una signora cinquantenne, capelli dorati sulle spalle, fianchi larghi nel tailleur blu strizzato in vita, ha appena ravvivato il rossetto sulle labbra e succhia una mentina. Tra le turbolenze dell'oceano, l'ho spiata mentre cercavo di affogare il panico nel sonno, lei vegliava come una mamma su un cucciolo ferito, ho ingoiato una metà di Bromazepan e sono riuscito a dormire con tutto il corpo. Al Kennedy, in coda alla barriera dell'immigrazione, accendo il telefono, i cartelli lo vietano, cerco di non farmi notare dalle guardie americane, corpi latini obesi di donne e uomini in divisa da esercito. Li sorveglio con prudenza, tuonano urlanti contro i trecento cinesi dell'Air China atterrati poco prima di noi, sullo schermo del mio I-phone lampeggia il frullio delle notifiche. Le anteprime dei messaggi trasudano sorpresa, qualcuno è incazzato. L'attività dei miei fan supera di molto la curva media del grafico arancione, apro Leda, all'istante il balzello di un pop up bianco gingilla inevitabile: IMPORTANTE, c'è scritto. Compie una piroetta, la finestra al centro dello schermo fa una giravolta e aggiunge: ANOMALIA Durante le otto ore del mio volo da Malpensa al Kennedy, gli scagnozzi di Leo hanno diffuso la notizia del mio addio alle sfilate. Mentre scrutavo lo sguardo protettivo di Rosa e ripiegavo il mio corpo sul sedile disteso, Leonardo dissipava in rete il botto del mio addio a Milano e Parigi, con uno schema ad avanzamento frattale di storie inventate. Scrollo sul display notifiche che anticipano reazioni aggressive, una nausea priva di ossigeno si infila tra naso e gola, ho la bocca colma di saliva, uno spasmo gorgheggia nello stomaco, le guardie americane urlano, i cinesi non riescono a comprendere le ragioni dell'ordine, i cinesi sbarcati dall'Air China poco prima del mio volo Alitalia su cui l'hostess Rosa mi ha sorvegliato come un bambino da accudire, non riescono a comprendere le disposizioni che le guardie hanno dato agli spartifolla, la coda deve essere perfetta, uno per uno nel tunnel che li ingoia nel ventre americano, ma i cinesi non lo capiscono e le guardie americane latine obese armeggiano urlanti.

- Giuliano Federico -

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